Stevie Wonder : Uno dei più grandi artisti della “Black Music”

Stevie Wonder :
Dagli inizi sino ad oggi

Stevie Wonder è uno dei più grandi artisti afro-americani, mai esistiti.
La sua musica rientra in diversi generi, tra cui “Soul”, “Funk”, “Rhythm ‘n Blues, “Jazz” e “Pop”.

 

Il nome con cui tutti lo conosciamo, è in realtà un nome d’arte (vero nome : Stevland Morris) datogli dal fondatore della Motown, Berry Gordy, quando gli propose il primo contratto all’età di 12 anni. Questo, immediatamente dopo averlo ascoltato su consiglio di Ronnie White, del gruppo “The Miracles”.

The “Little Stevie Wonder”.

Così veniva chiamato allora e così è rimasto sino ad oggi……tranne quel “Little” che ovviamente non ha più senso!

Entrò così nel mondo dell’industria discografica, ritrovandosi già a 12 anni ad essere considerato un genio musicale. “The Jazz Soul of Little Stevie” era il suo primo album, dallo stile molto blues in cui però non lo si sente cantare. Suonava l’armonica, il piano e le percussioni.

Dopo un album dedicato al suo mito Ray Charles (“Tribute to Uncle Ray”), arrivò già un primo successo a 13 anni, col brano “Fingertips” registrato dal vivo (qui come cantante e tra l’altro, con Marvin Gaye alla batteria!). Seguirono diversi album e singoli di successo tra cui “For once in my life”, “I was made to love her” , “My Cherie Amor” e “Signed, Sealed, Delivered I’m yours”.

Di tutto il resto non si ricorda molto, probabilmente perchè Stevie allora non aveva molto controllo sulla propria musica….

 

 Gli anni ’70

La conquista della libertà artistica sulla sua musica

 

All’età di 21 anni però, scadde il suo primo contratto con la Motown e, in attesa di trovare un accordo a lui più favorevole, Stevie iniziò a proporre un suo modo diverso di fare album.

Questo, perchè la mentalità commerciale del tempo (e purtroppo è ancora così) era basata sul fare 1 o 2 canzoni curate e costruite per diventare dei successi, con il resto dell’album solo da contorno. Lui voleva invece fare degli album più equilibrati, con dei brani legati fra loro e tutti curati allo stesso modo.

Esce così “Where I’m coming from” (’71), primo album in cui Stevie suona la maggior parte degli strumenti e compone tutti i brani. Album che comprende brani come “Never dreamed you’d leave in summer”, “If you really love me” e “Love having you around”.

Non riuscì però a vendere molto e Berry Gordy infatti non ne fu tanto felice.

Dopo di che, anziché tornare sui propri passi e firmare di nuovo lo stesso contratto con la Motown, come loro si aspettavano, Stevie decise di costruire un suo studio di registrazione e mettersi al lavoro a 2 nuovi album. Determinato e consapevole delle proprie capacità, riuscì nel frattempo a negoziare un nuovo contratto con la Motown, guadagnandosi il totale controllo artistico sulla sua musica ed aumentando notevolmente la sua percentuale di guadagno.

 

Ecco così che arrivano i suoi primi veri album, realizzati con la sua testa.

Esce infatti “Music of my mind” (’72), primo album in cui si sente Stevie essere davvero Stevie.
Un album che contiente diversi brani, forse non molto conosciuti in italia, come “Superwoman”, “Keep on running” e “Girl Blue”. Brani che dimostrano quanto il volersi imporre nel portare avanti le proprie idee in questo ambiente, possa davvero portare alla luce della musica originale e senza tempo.

Nello stesso anno di “Music of my mind” arriva il boom con “Talking Book”, il famoso album che contiene “Superstition” e “You are the sunshine of my life”.

Come se non bastasse, un anno dopo (’73) arriva un altro grande album intitolato “Innervisions”, contentente le famosissime “Higher Ground”, “Don’t you worry about a thing” e “Living for the city”. Un album che porta Stevie anche nei cuori del pubblico “bianco”, allora in piena fase Hard-Rock. Cosa non da poco per un afro-americano a quel tempo.

Dopo un periodo molto particolare in cui passò diversi giorni in coma a causa di un brutto incidente in auto, si rimise al lavoro per pubblicare un nuovo album. Anche questo ebbe commercialmente un buon impatto ma fu in parte criticato, perchè non abbastanza curato negli arrangiamenti come i precedenti…..in realtà l’album contiene diverse altre sue belle composizioni e sperimentazioni.

“Fulfillingness’ First Finale”. Non ho sbagliato a scrivere, ne sono impazzito, è proprio il titolo dell’album di cui ti sto parlando. 🙂
Album pubblicato nel ’74, in cui spiccano “Boogie on reggae woman”, “Creepin” e ”You Haven’t Done Nothin’”.

Dopo di che, ci fù un periodo di preparazione e grande lavoro, per preparare quello che sarebbe diventato probabilmente il suo più grande album.

Due anni di lavoro continuo, pubblicazione più volte rimandata, fan che non ce la facevano più ad aspettare, un’aspettativa che cresceva sempre di più….ma alla fine Stevie ce la fa ed esce “Songs in the key of life” (’76), un successo assoluto.
Un doppio album, contenente 21 brani tra cui le famosissime “Love’s in need of love today”, “Sir Duke”, “I wish”, “Isn’t she lovely”….e tante altre.

 

Gli anni ’80

La conquista del suo irremovibile posto anche nel mondo commerciale

 

Dopo quella serie di grandi album consecutivi, Stevie si riposa un po’ finalmente!

Il prossimo importante album lo ritroveremo nell’80 : “Hotter than july”. In cui, anziché provare a rifare qualcosa sullo stesso stile dei precedenti, tira fuori dei brani molto diversi come “Master Blaster”, “Lately” ed “Happy birthday”.

Da lì in poi, la sua natura più funk comincia ad affievolirsi, in favore alle sonorità e sperimentazioni elettroniche degli anni ’80. Infatti, le sue canzoni che si sentirono di più furono “Part-time lover”, “I Just called to say I love you”, “Overjoyed” e “Ribbon in the sky”. Dei brani molto belli e mai scopiazzati nemmeno dalle sue stesse cose, ma che il pubblico amante del suo lato più “black” non apprezzò tantissimo (me incluso).

I principali album furono due: “The Woman in Red” (’84) e “In Square Circle” (’85)

Un periodo insomma in cui si concentrò sul guadagnarsi il suo posto commerciale, dopo essersi conquistato quello artistico.

 

Dagli anni ’90 sino ad oggi.

Il graduale ritorno allo Stevie dei vecchi tempi

 

Negli anni novanta, escono “Jungle Fever” nel ’91 (colonna sonora del film) e “Conversation Peace” nel ’95.

In questi due album ritroviamo uno Stevie Wonder piuttosto diverso sia dal suo periodo artistico che quello commerciale. Pezzi particolari come “Fun Day”, “Rain your love down”,“Sensuous Whisper” o “Cold Chill”.

Infine nel 2005, dopo 10 anni di inattività discografica, arriva il suo album più recente intitolato “A time to love”.

Con quest’album Stevie fa, ancora una volta, un qualcosa di decisamente raro nell’ambiente discografico. Tira fuori, all’età di 55 anni, uno dei suoi album più belli di sempre.

“A time to love” infatti richiama la sua personalità funk anni ’70 con ad esempio “My love is on fire” o “So what the fuss”, quella melodica con “Shelter in the rain”, quella più pop-commerciale con “How will I know” o “From the bottom of my heart” e, tra le altre, un brano che secondo me racchiude tutta la sua eleganza, esperienza tecnica vocale, originalità e padronanza musicale maturata nella sua carriera : “Moon Blue”.

 

 

Il punto di riferimento per tantissimi artisti nel mondo

 

 

Probabilmente la sua musica non è stata influenzata molto da quella di altri artisti (eccetto Ray Charles), ma la musica di tanti altri lo è stata dalla sua, eccome! 🙂

Tra i tanti nel mondo infatti, ci sono ovviamente anche io.

E’ grazie a lui se ho cominciato a cantare e sono riuscito a trovare la mia vera natura artistica. Nei passati anni è stato per me un punto di riferimento ogni volta che avevo bisogno di musica vera, creata da una sincera ispirazione e piena di sentimenti.

Se sei appassionato della sua musica, semplicemente ascoltando la mia, avresti notato un’influenza in alcuni brani anche senza che te lo dicessi. Tra le tante persone che si sono avvicinate poco per volta alla mia musica, molti di loro me l’hanno detto spontaneamente e con aria un pò sorpresa……questo perchè sono ancora in molti a cercare della vera musica oggi, creata come vera espressione dei propri sentimenti e non per puri scopi commerciali.

 

Ascolta tu stesso! C’è Stevie o no?

Singolo Lookin CD + Jewel2A me non piace tanto, ma in genere tutti si soffermano su “Looking for something”.
Un brano soul-funk che ho estratto dal mio album come singolo gratuito, qui nel mio sito.

Scaricalo e ascoltalo un paio di volte. Poi mi dirai se c’è un’influenza nella mia musica creata in quel periodo, oppure no! 😉

 

Come vedi, ho parlato in modo anche troppo essenziale della sua carriera, ma mi ritrovo in ogni caso ad aver pubblicato un articolo forse troppo lungo.

Ogni volta che da piccolo leggevo un articolo del genere, dicevo sempre “ma non ha nominato quella canzone!” oppure “non ha neanche accennato al fatto che….” e così via….sono perciò convinto che anche a te capiterà.

Quindi preferisco tu intervenga, scrivendo nei commenti in fondo ciò che vorresti aggiungere, così da condividere insieme l’immensità musicale ed umana di questo grandissimo artista chiamato “Stevie Wonder”.

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