Talking Book : Superstition e la svolta artistica di Stevie Wonder

Talking Book (1972)
L’inizio del vero Stevie Wonder

“Here is my music. It is all I have to tell you how I feel.
Know that your love keeps my love strong.
– Stevie”

 

“Ecco la mia musica. E’ tutto ciò che ho per poterti dire come mi sento.
Sappi che il tuo amore mantiene forte il mio.”

Con questa dedica Stevie ci prepara all’ascolto di questo suo album, che rappresenta uno dei suoi primi lavori, libero dalle influenze ed obblighi discografici. Già, perchè all’età di 21 anni scadde il suo primo contratto con la Motown e potè finalmente rimettere tutto in discussione, guadagnandosi il totale controllo artistico della sua musica.

Decise così di costruirsi un suo studio e fare della musica diversa, quella della sua mente.

I primi veri album furono infatti “Where I’m coming from” (’71) e “Music of my mind”, quest’ultimo pubblicato nello stesso anno di Talking Book, in cui si comincia a sentire lo Stevie che tutti conosciamo. Negli album precedenti a questo nuovo periodo, spiccano solo pochissimi brani. Ad esempio “Signed, sealed, delivered, I’m yours”, “My cherie amor”, oppure “I was made to love her”.

Talking book” rappresenta perciò, dopo i 2 primi album di sperimentazione, il raggiungimento della sua vera natura artistica.

 

Talking Book : Il “Libro Parlante”

Lo intitolò così, perchè il suo modo di concepire un album era diverso da quello commerciale del tempo. In genere si costruivano uno o due singoli di successo, ed il resto dei brani veniva aggiunto solo per fare numero. Qui invece, ogni brano ha la sua importanza e storia. Perciò li paragonò ai vari capitoli di un libro che, messi insieme, ti raccontano una storia.

Ho scoperto questo dopo aver pubblicato da indipendente, per motivi molto simili, il mio primo album…..rendendomi conto che dopo più di trent’anni, ci ritroviamo a combattere per gli stessi principi artistici ancora oggi….

In quest’album sono presenti alcune delle sue canzoni che proprio non può fare a meno di suonare ancora oggi ai suoi concerti.

L’album si apre con “You are the sunshine of my life”, un brano che è diventato un classico della musica soul. E’ presente anche una ballata nel suo inconfondibile stile piano e voce dal titolo “You and I”, che diversi artisti hanno reinterpretato nei loro album.
Spiccano inoltre dei brani funk dalla sonorità molto tastieristica come “Maybe your baby” , “Tuesday Heartbreak”, e tra cui ovviamente c’è anche l’immortale “Superstition”.

 

Superstition

Pensa che questo brano lo aveva inizialmente offerto a Jeff Beck (che inventò il ritmo di batteria mentre erano in studio insieme), e perciò Stevie non aveva neanche intenzione di inciderlo nel suo album! O almeno, non per primo….

Berry Gordy (fondatore Motown) però insistette fino a convincerlo a registrare, anticipando Jeff Back, una sua versione. Quella che poi diventò uno standard del genere Funk, con quell’inconfondibile Clavinet che prima di questa sua incisione, non aveva così tanta notorietà.

Jeff Beck inizialmente non la prese molto bene, ma successivamente la situazione si normalizzò quando Stevie gli offrì “Cause Weve Ended As Lovers“. Un pezzo che contribuì non poco al successo riscosso da Jeff Beck con il suo album “Blow by Blow”.
Nello stesso è inoltre presente un brano funk dedicato a Thelonious Monk, intitolato “Thelonius“, composto sempre da Stevie Wonder. Non incise mai una propria versione ma partecipò in quella di Jeff Beck, suonando il clavinet. (anche se nell’album non viene specificato…)

Superstition è stata interamente suonata da Stevie Wonder (eccetto i fiati), compresa quella batteria che con quei caratteristici 4 colpi sul rullante nell’intro, fanno riconoscere la canzone dai primi 2-3 secondi a chiunque!

Il basso è synth, ed è stato suonato con un Moog, una cosa che spesso ha fatto nella sua carriera e che rappresenta una sua caratteristica.

Il Clavinet usato era il modello C, e l’esecuzione consiste in 2 parti ritmiche incastrate fra loro. Quella che emerge di più è la principale (che entra per prima), la seconda invece aggiunge una certa continuità al groove che nel complesso non è per niente facile riprodurre da soli.

Il tutto è anche enfatizzato da una tecnica di missaggio usata una delle prime volte qui da Malcolm Cecil e Robert Margouleff, che consiste nel dividere il suono in layer (livelli), assegnando una parte diversa del suono ad ognuno e missandoli diversamente.

Questa tecnica più la doppia traccia di clavinet registrata da Stevie, danno al brano e l’intero album una sonorità unica e difficilmente riproducibile. In più lui ci canta sopra contemporaneamente, come se niente fosse!…..o almeno nei live, perchè in studio ovviamente si fa una cosa per volta.

 

Ciò che mi ha colpito al primo ascolto

Personalmente, ci sono altri brani di Stevie Wonder che mi piacciono molto di più, ma non posso proprio ignorare l’importanza avuta nell’aiutarmi a determinare la mia vera strada artistica.

Ricordo infatti che da piccolo non mi piaceva per niente cantare, tanto da non ascoltare mai la voce nelle canzoni. Poi un giorno, incuriosito dall’esecuzione particolare di “Superstition” di un gruppo locale, andai alla ricerca della versione originale di questo brano…

Al primo ascolto, questo strumento dal suono metallico e grezzo che predominava nella sonorità del brano (il clavinet) mi sembrò un pò strano e non mi colpì particolarmente….probabilmente perchè allora stavo esplorando i suoni Rock anni ’70…..ma sentendo cantare per la prima volta Stevie in questo pezzo, rimasi totalmente catturato dal suo stile e pensai : “Ah, ma se cantare significa anche questo, allora mi piace!!” 🙂

Da quel momento, ho cominciato ad esercitarmi e studiare con assiduità, un pò imparando da lui, un pò studiando la tecnica vocale in sé (che è la cosa più giusta).

La sua influenza nella mia voce infatti, sta andando col tempo a ridursi sempre di più per lasciare spazio alla mia di personalità, com’è giusto che sia. Ma è grazie a Stevie se ho iniziato a cantare, e a trovare così il mio pubblico. Quasi tutte le persone che mi seguono infatti, dicono di essersi avvicinati a me proprio per la voce. 😉

In ogni caso, anche se ciò che farò sarà sempre più appartenente alla mia personalità, rimarrà sempre un qualcosa dentro di me perchè si sa, tutti mantengono un’influenza del proprio maestro, soprattutto se è un grande come lui.

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