Songs in the key of life : Il più grande album di Stevie Wonder

Songs in the key of life (’76)
L’album più importante della carriera di Stevie Wonder


Se dovessi scegliere un solo album di Stevie Wonder
, in base alla bellezza ed importanza avuta nella sua carriera, sceglierei senza pensarci un secondo “Songs in the key of life”.

Gli anni ’70 furono un periodo per Stevie Wonder molto importante, in cui si conquistò il suo posto irremovibile nel mondo della musica.

Questo, grazie alla sua deteminazione nel guadagnarsi la libertà artistica sulla propria musica, e tirando fuori una serie di grandi album, che lo resero in breve tempo un grande esponente della musica black. Il massimo raggiungimento di questa svolta si concretizzò nel suo album “Songs in the key of life”.

 

La grande determinazione e personalità di Stevie

In questa fase, Stevie aveva ormai le idee più che chiare sulle proprie possibilità e sul proprio futuro da artista. Era ormai inarrestabile e troppo determinato da poter cedere a qualsiasi compromesso.

Per continuare a far pubblicare e distribuire i suoi lavori sotto l’etichetta Motown, Stevie impose le sue condizioni, chiedendo 13 milioni di dollari per il nuovo contratto…..una cifra enorme per l’industria discografica di quel tempo. Perciò, nonostante fosse terrorizzato da una anche vaga possibilità di fallimento, Berry Gordy trovò il coraggio e la fiducia in Stevie per accettare queste condizioni.

Del resto non aveva alternativa, altrimenti avrebbe perso Stevie per sempre.

Un album, la cui pubblicazione fu più volte rimandata, due anni di lavoro, fan che non ce la facevano più ad aspettare, il peso dell’essere stato assente discograficamente per un intero anno, un’aspettativa che cresceva costantemente…..e Stevie cosa fa?

Si prende il tempo necessario e alla fine tira fuori quello che è probabilmente il suo più grande album di sempre! Una cosa per niente facile dopo aver pubblicato 3 importanti album consecutivi, tutti premiati come miglior album dell’anno.

Per quell’anno di assenza discografica, Stevie Wonder fu anche ringraziato scherzosamente in pubblico da Paul Simon, per non aver pubblicato niente nel ’75, così da permettergli di vincere lui il premio di miglior album dell’anno! 🙂 lol

Durante l’ultimo periodo di lavorazione, Stevie si fece anche fotografare con addosso una maglietta con su scritto “We’re almost finished!”. Qualcosa tipo “Ci siamo quasi!” o “Abbiamo quasi finito!”. Ahah 🙂

Il successo infatti fu immediato e rese Stevie Wonder, una volta per tutte, uno dei più grandi artisti afro-americani di sempre.

 

Molti dei suoi più famosi brani sono presenti in quest’album…

Ad esempio “I wish”, un brano che parla della bellezza e spensieratezza dell’essere bambini, espressa testualmente con una certa nostalgia nel voler rivivere quei momenti e musicalmente da un riff di basso e piano elettrico, portato avanti per l’interno brano, che coinvolge nel groove già dalla prima battuta.

Poi c’è “Sir Duke”, un brano dedicato a Duke Ellington che parla del mondo musicale in sé, eseguito con una certa allegria e caratterizzato da una parte in cui tutti gli strumenti suonano all’unisono dei fraseggi che rendono il brano unico nel genere.

Sono presenti anche vari altri brani famosi come “Love’s in need of love today”, “As”, “Knocks me off my feet”, “Pastime Paradise”, “Another Star” e anche “Isn’t she lovely”, il brano dedicato alla figlia Aisha. (la neonata che si sente piangere all’inizio e fine del brano è proprio lei! :-))

Il resto dell’album è fatto di pezzi molto particolari che vanno ascoltati nel momento giusto e con molta attenzione. Alcuni, come idee a livello artistico, meriterebbero molta più attenzione di quella generalmente data.

Ad esempio “Have a talk with God” e “All day sucker”, entrambe dalla sonorità molto particolare.
Oppure “Joy inside my tears”, molto blues ed insolito e “Ebony Eyes”, una specie di ragtime cantato.
Ci sono anche “Village Ghetto Land”, dall’arrangiamento quasi classico, e “If it’s magic”, interamente accompagnato da Dorothy Ashby con l’arpa, dall’atmosfera appunto magica.

L’intenso e preciso lavoro di Stevie è stato inoltre arricchito dalla partecipazione di diversi musicisti d’eccezione tra cui Herbie Hancock, George Benson e Mike Sembello.

Un album che tocca tutti gli aspetti della vita

Brani melodici e funk, brani allegri o blues. Sonorità che colpiscono al primo ascolto, sonorità che invece vanno scoperte poco alla volta.

E’ appunto un album costituito di “canzoni nella tonalità della vita”, passando da sensazioni ed emozioni comuni a tutti, e rappresentando così i diversi momenti della vita di ognuno di noi.
C’è una canzone adatta praticamente ad ogni stato d’animo. Ad ogni ascolto inoltre, è tipico notare sempre qualcosa di nuovo che precedentemente ci era sfuggito.

 

 “Songs in the key of life” è infatti uno dei pochissimi album che mi piace ascoltare ogni tanto, dall’inizio alla fine, per tornare al tempo in cui la musica veniva davvero fatta con l’anima e la voglia di fare qualcosa di speciale. Forse anche perchè, come alcuni dicono, quel periodo lo permetteva…o almeno era più favorevole rispetto ad oggi.



Ciò non significa che oggi non ci sia più nessuno con quelle intenzioni….

La musica indipendente è nata proprio come reazione alla monotonia ed artificiosità della musica che l’industria discografica moderna mette in giro. Nuovi artisti di talento e determinati nel proprio percorso ce sono ancora….e ce ne saranno sempre.

Sono solo cambiati i sistemi ed il modo di proporsi. Internet ha portato dei cambiamenti così radicali, che noi tutti artisti indipendenti sparsi per il mondo, ad un certo punto non ne abbiamo voluto proprio più sapere dell’industria discografica. Non ha più senso. Ci siamo resi conto che l’indipendenza è l’unica vera strada.

E’ qualcosa che va molto al di là del voler avere il 100% dei guadagni o, peggio, della stupida voglia di firmare autografi e diventare famosi per sentirsi superiori alla gente “comune”. E’ una questione artistica, di libertà d’espressione e soprattutto di scelta di vita.

La cosa importante è che quelli come te, che si interessano alla musica di qualità, si accostino alle nuove proposte musicali senza pregiudizio e con un minimo di fiducia. La differenza tra artisti di successo e non, la fa il pubblico che li sostiene….non un marchio sul cd.

Senza un pubblico propenso all’ascolto di questo tipo di musica, neanche Stevie Wonder sarebbe diventato quello che è. Non smette mai infatti, di ringraziare i suoi sostenitori ogni volta che può, facendolo in modo totalmente sincero e mai costruito :

 

“I’ve never considered myself an orator nor a politician, only a person who is fortunate enough, thanks to you all, to became an artist given a chance to express the way he feels and hopefully the feeling of many other people.”

– Stevie Wonder (estratto dall’interno del booklet di “Songs in the key of life”)

 

Tradotto non letteralmente :

 “Non ho mai considerato me stesso un oratore ne un politico, ma solo una persana che è fortunata abbastanza, grazie a tutti voi, di essere diventata un artista con la possibilità di esprimere le proprie emozioni e, spero, anche i sentimenti di molte altre persone.”

 

 

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